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Realtà virtuale e sanità: dalla psichiatria alla prevenzione

realtà virtuale e psichiatria / psicologia

Realtà virtuale e sanità: dalla psichiatria alla prevenzione

La realtà virtuale è usata in campo psichiatrico già da circa vent’anni.

La sua scarsa diffusione è imputabile prima di tutto all’assenza di infrastrutture tecnologiche adeguate, in secondo luogo alla mancanza di studi clinici sulla sua effettiva efficacia.

Tutto questo sta per cambiare. La diffusione prossima ventura dei visori VR come il Samsung Gear, l’Oculus Rift o l’HTC Vive pone le basi per un uso massiccio della realtà virtuale in qualsiasi campo, incluso il campo sanitario.

Il dott. Albert Rizzo, dell’Institute for Creative Technology della University of Southern California lavora sulla VR per uso psichiatrico da appunto due decadi. Il suo focus è stato finora il disturbo post traumatico da stress molto comune nei soldati veterani. Il suo lavoro ha evidenziato notevoli potenziali terapeutici della VR, con cui si possono ricreare situazioni stressanti anche in modo graduale, per permettere al paziente di affrontare il problema senza o riducendo di molto l’uso della farmacologia.

Il trattamento dei veterani ha goduto del finanziamento continuo del governo (USA, chiaramente), cosa che gli ha permesso di poter produrre una certa letteratura scientifica sull’argomento e accreditarne la validità. Questo è essenzialmente il problema rimasto (non un problema da poco) per tutte le aziende che volessero inserirsi nel fiorentissimo mercato della VR per la sanità. La realtà virtuale infatti può essere usata, con le stesse modalità usate da Rizzo, anche per molte altre patologie o disturbi psicologici più o meno importanti. Tutte le varie fobie che affliggono una percentuale considerevole della popolazione umana, potrebbero in futuro essere combattute con la terapia espositiva (si espone il paziente alla sua fobia) tramite VR eliminando totalmente qualsiasi rischio connesso. Nonostante la perfetta consapevolezza che si tratti di un’esperienza virtuale, l’immersività è già sufficiente a dare sensazioni molto simili a quelle reali, e con l’avanzare della tecnologia, la somiglianza tra realtà e VR sarà sempre maggiore.

Un aracnofobico potrà essere gradualmente o meno, a seconda del grado di sviluppo della sua fobia, immerso in un ambiente pieno di ragni; una persona che soffre di vertigini potrà avvicinarsi senza rischio alcuno per la sua incolumità al parapetto di un balcone etc. L’onere della prova clinica spetta a chi svilupperà questo tipo di approccio, ma è intuibile che con la tecnologia a disposizione ora e il grande potere immersivo che ha dimostrato, non sarà difficile giungere a dei buoni risultati. Inoltre la sempre maggiore diffusione del mezzo permetterà una più capillare diffusione delle terapie, che possono, ovviamente, anche essere controllate in remoto, cioè senza che il paziente si rechi per forza nello studio del terapeuta.

Un altro utilizzo, sempre in campo sanitario, che la tecnologia VR promette di sviluppare è quello della gestione dello stress e della meditazione guidata. Alle pratiche meditative è ormai riconosciuto unanimemente un valore terapeutico effettivo, soprattutto nella gestione dello stress e delle piccole ansie quotidiane che ognuno di noi sperimenta.

Chiunque abbia provato un visore VR con un qualsiasi filmato naturale, ne ha certamente apprezzato il potenziale rilassante anche senza che il filmato sia stato concepito con quello scopo. Ecco, immaginatevi un’esperienza immersiva in ambiente naturale, con musica soffusa e adatta allo scopo, e con l’ambiente che è esplorabile solo grazie al mantenimento di una particolare respirazione. Fantascienza? No, esiste già in un gioco VR DEEP. L’esperienza si svolge in un fondale marino e il respiro è l’unico controllo che avete a disposizione per poter gestire il movimento. Questa è un’esperienza molto avanzata, ma esistono già diverse applicazioni per la meditazione guidata, la più famosa e diffusa delle quali è Guided Meditation VR, di Cubicle Ninjas.

Il potenziale di questa tecnologia, al di fuori dell’entertainment e del mondo della pornografia, è ancora lungi dall’essere completamente sfruttato o conosciuto. Le possibilità in campo medico sono sicuramente maggiori di quanto ora immaginiamo, ma già il fatto di poter aiutare a ridurre o addirittura eliminare l’uso di controversissimi psicofarmaci nella psichiatria ci sembra davvero notevole.

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Per approfondimenti segnaliamo tre articoli:

3dvrcentral.com

techcrunch.com

techinsider.io

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