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Presente e futuro della VR: intervista a A. Vitillo - AUGMENTA
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Presente e futuro della VR: intervista a A. Vitillo

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Presente e futuro della VR: intervista a A. Vitillo

Riteniamo che ogni tanto il confronto con altri che lavorano nel nostro settore sia fondamentale. Quindi abbiamo deciso di contattare alcuni addetti ai lavori, per delle interviste che appariranno ogni tanto sul nostro blog.

Tempo fa vi avevamo proposto una intervista a Simone Barbato e Lorenzo Di Natale, pionieri nell’utilizzo commerciale della VR in psicoterapia. Oggi invece abbiamo con noi Antony Vitillo, che crediamo diverrà una vera e propria superstar della VR italiana e non solo…in realtà lo è già.

Siamo andati a conoscere Antony a Torino. Chi scrive, segnatamente, è rimasto talmente colpito dalla sua competenza e passione per lo spatial computing (AR e VR), che ha apposta intrapreso il viaggio solo per parlarci di persona…sì, lo so, trattiamo tecnologie avanzatissime e ancora siamo a fare gli incontri personali…a volte, non sempre, ne vale la pena, e in questo caso non ci pentiamo minimamente.

Antony è un programmatore, un imprenditore, e un blogger d’eccezione. Se dopo l’intervista avete interesse ad approfondire il suo lavoro (ve lo consigliamo caldamente), troverete i link per il suo blog e per la sua agenzia di consulenza.

 

Augmenta: Raccontaci qualcosa di te, soprattutto di come e perché sei arrivato ad occuparti di VR

Antony: Volentieri! Ho iniziato ad occuparmi di VR nel 2014. Il mio ex compagno di Politecnico Gianni Rosa Gallina mi chiamò e mi disse che voleva fare una startup sulle nuove tecnologie. Pensavamo di fare qualcosa con i Google Glasses, perchè eravamo entrambi super-hyped dalle loro pubblicità online, che promettevano di fare qualunque cosa con questi occhiali in testa. Li prendemmo dagli Stati Unity per $1500 con un giro complicatissimo… arrivarono in Italia, li provammo e… erano una cosa inusabile. Si surriscaldavano, la batteria durava pochissimo e lo schermo era illeggibile. Fortunatamente il mio socio era una persona sveglia e quindi si era procurato un Oculus Rift DK2 come piano B. Io non sapevo minimamente cosa fosse, ma non appena l’ho provato, mi sono emozionato subito. E’ stato un’amore a prima vista: io ero in ufficio, ma mi vedevo in questa villa in Toscana… era come una magia. Dopo 5 minuti, per via del motion sickness, il mio stomaco mi disse “scegli, o lui, o me!” e me li dovetti togliere, ma io ero veramente felicissimo. Di lì poi è iniziata la mia avventura con la mia startup di full-body VR Immotionar (poi chiusa), che mi ha anche portato a lanciare il mio blog sulla realtà virtuale The Ghost Howls e in seguito la mia agenzia di consulenza sull’AR/VR New Technology Walkers.

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Augmenta: Siamo stati piuttosto ottimisti, un po’ tutti nel settore, quanto a previsioni di utilizzo di massa. Ora le posizioni più comuni sembrano attestarsi verso un utilizzo di nicchia o professionale per la VR, mentre una probabile maggiore diffusione della AR, una volta che ci saranno dei visori decenti sia per prezzo sia per qualità. Tu come vedi il futuro della VR, prossimo e nel medio termine?

Antony: Sì, certi analisti continuano a pompare le tecnologie, creando false aspettative. Io ho ancora un vecchio business plan con delle previsioni di vendite dei Google Glass che sarebbero dovute aumentare in modo esponenziale fatte da alcune delle ditte più famose di analisi di mercato. Ho capito in questi anni che bisogna prendere queste previsioni con le pinze. Tanto per parlare di dati di mercato della VR, varie fonti mi hanno detto che tutte le stime sulle vendite dei visori che leggiamo sui vari magazine di settore sono tutte sbagliate.

Io credo che il 2019 sia l’anno in cui la realtà virtuale inizierà finalmente a prendere un pochino di velocità. Ma non aspettatevi niente di sensazionale, il vero cambio di marcia dovrebbe avvenire dopo il 2020. Queste predizioni non sono mie, ma del CEO di Unity, una persona che è sicuramente addentro al mercato delle tecnologie multimediali.

Nel breve termine, la realtà virtuale avrà un utilizzo simile a quello attuale: prenderà sempre più piede nell’enterprise (dove la VR fa risparmiare tempo e soldi alle aziende) e tra gli appassionati di tecnologia.

Nel medio termine, avremo un uso più comune all’interno delle imprese e un inizio di interessamento da parte dei general consumer.

Nel lungo termine, AR e VR si fonderanno in un solo visore, che lentamente verrà adoperato da tutta la popolazione.

Intervista Antony 3 Augmenta

Augmenta: Quali sono i settori per cui pensi che la VR sia più promettente, diciamo irrinunciabile nel prossimo futuro?

Antony: Training, perchè permette di fare formazione in tutta sicurezza.

Prototipazione, perchè permette di risparmiare tempo e soldi nella prototipazione di elementi che richiedono un design complesso. Il produttore di elicotteri Bell ha ridotto i tempi di progettazione di un elicottero di un ordine di grandezza utilizzando la realtà virtuale.

Psicologia, perchè permette di sottoporre il paziente a degli stimoli molto controllati.

Comunicazione e collaborazione, perchè permette alle persone di tutto il mondo di collaborare come se fossero nello stesso posto.

Augmenta: Quali sono gli errori che stiamo facendo noi nella sua diffusione, a tuo avviso?

Antony: Io l’errore che vedo fare da noi entusiasti è proprio quello di essere troppo entusiasti. Ogni volta che c’è un nuovo visore, ognuno inizia a parlare del fatto che cambierà il mercato e si creano false aspettative, che poi non si verificano mai. Meglio essere più con i piedi per terra e capire che ci vorrà tempo per l’adozione mainstream della realtà virtuale.

Augmenta: Cosa credi che manchi a livello di hardware perché la VR diventi davvero quella cosa dirompente che tutti stiamo aspettando? Display con maggiore definizione? Haptics? Dispositivi per potersi muovere bene in uno spazio virtuale infinito, ma rimanendo nei 2 metri quadrati di spazio di gioco del Rift (tapis roulant di Ready Player One, per intenderci)?

Antony: Mancano i contenuti prima di tutto. Tutti aspettano la “killer app” che farà comprare a tutti la VR, ma in realtà ci serve un ecosistema pieno di tante “killer app” che rendano la VR appetibile a tanti tipi diverse di persone. Tutti abbiamo un computer, ma a tutti serve per un motivo diverso: c’è chi ci gioca, chi ci programma, chi ci fa le presentazioni, chi ci guarda i video su Youtube e così via. Abbiamo bisogno di questa varietà di contenuti: ci serve il Word della VR, il Powerpoint della VR, l’E-mail della VR, etc… Le persone non sanno a cosa serva la VR e quando credono di saperlo è perchè pensano che serva solo per giocare, ma la VR è molto molto di più. Questo è il bisogno maggiore che abbiamo.

Poi ci serve una UX che renda la realtà fruibile in modo semplice e naturale.

La facilità d’uso e il prezzo accessibile è qualcosa che gli standalone headsets ci stanno già dando, quindi mi preoccupano meno.

Ovviamente poi c’è da migliorare l’hardware e renderlo più leggero… il 5G ci aiuterà molto in questo, perchè potremo forse finalmente spostare tutti i calcoli che deve fare un visore sul cloud e rendere quindi i visori più snelli. Per quanto riguarda il tapis roulant e il room scale, io li adoro… ma come mi ha detto uno startupper in Cina: “vogliamo tutti il room-scale in VR, ma poi nel mondo reale passiamo la maggior parte del tempo seduti”.

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Augmenta: A cosa stai lavorando ora? Perché?

Antony: Ora ho il mio blog e la mia società di consulenze. In questi giorni sto sperimentando con i controller a 6 gradi di libertà per il Vive Focus che mi ha appena mandato HTC. Sono un bel giocattolino… la possibilità di poter utilizzare un visore con le proprie mani ovunque, anche senza avere un computer vicino è qualcosa di veramente disruptive.

Augmenta: Come mai la decisione di scrivere un blog in inglese?

Antony: Con la mia startup Immotionar avevamo un blog. Ma questo blog aveva tre problemi:

1. Era un blog aziendale e quindi dovevo essere un po’ più serioso e non potevo far trasparire la mia personalità;
2. Non conoscevo bene lo strumento di pubblicazione e quindi avevo difficoltà a maneggiarlo;
3. Era bilingue italiano/inglese e questo comportava il doppio dello sforzo, ma senza avere il doppio dei risultati. Le visite dall’Italia erano irrisorie e quindi tutta quella fatica non ne valeva la pena.

Così, decisi di lanciare il mio blog personale sulla VR, solo in lingua inglese. Doveva essere uno strumento di marketing per la startup, qualcosa che non leggeva nessuno. E invece…

Augmenta: Senti, ultima domanda, io (Andrea) e te abbiamo un’altra cosa in comune, abbastanza curiosa, il cinese. Perché hai deciso di studiarlo?

Antony: Ho iniziato a studiare cinese un po’ di anni fa (7 o 8). In quel periodo ero disoccupato e allora decisi di cercare qualcosa da fare per passare il tempo. Scelsi così di iniziare a studiare Cinese, un po’ perchè mi sono sempre piaciute le lingue, un po’ perchè la vedevo come una sfida, un po’ perchè mi sembrava una lingua speciale, ma soprattutto perchè sono masochista :D. E’ stato un po’ come con la realtà virtuale: mi sono innamorato in fretta delle particolarità di quella lingua e della cultura ad essa associata. E da allora non ho più smesso di studiarla… anche perchè non si finisce mai di imparla 🙂

Augmenta: Confermo e su questo potremmo parlare per ore, ma non è la sede. Grazie Antony. In bocca al lupo per tutto!

Antony: (ride) davvero…sul cinese intendo. Grazie a voi!

Vi lasciamo anche un di link YouTube di esempio di come Antony lavori.

 

Se avete domande, scriveteci pure. Noi rispondiamo SEMPRE.

AR you ready for VR?

 

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